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Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, fa parte dei borghi più belli d’Italia. Adagiato su uno sperone di tufo nella Valle Caudina, è uno dei borghi del beneventano che meritano assolutamente una visita. Sembra essere sospeso su una roccia, infatti il suo centro storico poggia su una terrazza di tufo tra due corsi d’acqua che formano un intreccio di valloni.

La città sospesa nel tempo è un vero gioiellino non solo di vicoletti e casette in pietra ma di incredibili monumenti.

Tantissimi i prodotti tipici locali da degustare come i salumi, i formaggi ed il vino, tutti risultato di un’antica tradizione agricola.

Informazioni dettagliate

Sant'Agata de' Goti è una Città di 11.357 abitanti della Provincia di Benevento, a 35 km da Benevento e 25 km da Caserta.

Geografia

La cittadella storica si erge su una propaggine tufacea tra il Martorano e il Riello, due affluenti del fiume Isclero, che formano uno spettacolare incrocio di profondissimi valloni, in era geologica epicentro di un violentissimo sisma; l' intera città si sviluppa alle falde del monte Maineto (556 m.), oltre il torrente Martorano.

La pianta della Città antica è a semicerchio e misura 1 Km in lunghezza, con diametro diretto da sud a nord.

Tutto il territorio comunale si distende alle falde del monte Taburno con un' escursione altimetrica di 1283 metri, con un minimo di 40 ed un massimo di 1323 metri: monte celebrato da Virgilio e ricco di sorgenti favolose; e infatti le fontane della Reggia di Caserta sono alimentate da acque estratte da questo territorio (sorgenti del Fizzo) e convogliate nell'acquedotto carolino, architettato da Luigi Vanvitelli, che attraversa per molta parte del suo percorso le colline prospicienti Sant'Agata.

E' territorio prevalentemente collinare. Sant'Agata de' Goti fa parte della Comunità Montana del Taburno.

Clima

Il clima è mediterraneo, quasi sempre mite, fresco nelle notti estive, e solo nei periodi di pieno inverno subisce infiltrazioni di venti rigidi provenienti dal nord-est; nei periodi in cui le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono forti si stratifica una coltre di nebbia densa e umida, favorita per lo più dall' Isclero; spesso è molto ventoso.

Prodotti

La campagna produce prevalentemente olio, vino,frutta (mele e ciliegie in special modo), ortaggi, cereali e legumi. Fra le specialità di frutta si coltiva la mela annurca, prodotto che nel 2006 ha ottenuto il marchio IGP (Indicazione gegrafica protetta). Il frutto, piccolo e schiacciato, si caratterizza per le proprietà organolettiche: polpa bianca compatta, acidula e profumata. Era già conosciuta e apprezzata nell'antichità romana, e citata da Gaio Plinio Secondo noto come Plinio Il Vecchio che nel suo Naturalis Historia ne localizza l'origine nella zona di Pozzuoli; oggi la mela annurca viene coltivata in tutta la Regione Campania.

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

La città di Sant'Agata de' Goti, come tante città e paesi meridionali, ha risentito dell'emigrazione all'estero (Svizzera e Germania) nel dopoguerra. Una nuova emigrazione è in atto a causa del mancato o distorto sviluppo economico-sociale di questi decenni. La popolazione residente conta all'incirca 12.000 abitanti, inclusi quelli che pur conservando ufficialmente la residenza, vivono e lavorano fuori paese. Una buona metà della popolazione vive nei borghi e nelle campagne, che negli ultimi decenni hanno goduto di un buon grado di sviluppo economico, sociale e civile, in gran parte dovuto ai finanziamenti nazionali ed europei. Però, a dispetto dei finanziamenti nazionali ed europei per lo sviluppo che pure continuano ad essere investiti nell'area, questa città continua a perdere popolazione residente in maniera consistente. E' il caso di dire sviluppo senza progresso, ed anche senza popolazione.

Storia

Antichità

Per le evidenti considerazioni di topografia del luogo, appare chiaramente che l'odierna Sant'Agata de' Goti fu fondata sull'attuale sito (V-VI secolo) perché ritenuto particolarmente idoneo alla difesa dalle incursioni dei nemici, certamente non lontano dall'antico sito della città sannitica Saticula, città ai confini della Campania.

Si può con una certa evidenza ritenere sicuro che la Città insista sul territorio dell'antica Saticula, e che ne rappresenti la continuità storica e civile, se tale "continuità" non venga scambiata con il concetto storiografico della "continuità", che è cosa diversa. A sostegno di questa che è più di una ipotesi c'è la tradizione, sia scritta che orale, tramandata nei lunghi secoli della sua storia fino a noi, che ha pur un suo valore di storiografica testimonianza.
Ma, questo a parte, l'equazione Saticola-S. Agata de' Goti si fonda su una concomitanza di fatti, di eventi, di contingenze, di situazioni, sia di carattere storiografico, sia toponomografico, sia archeologico. L' areale dei Saticolani, così come è possibile ricostruirlo dagli scrittori di storia romani e non, giaceva sulla riva sinistra del Volturno, fra le valli e le colline prospicienti il monte Taburno, e si estendeva fino al limite del territorio campano vero e proprio.

Se si stabilisce un confronto tra la ricostruzione dell'areale occupato dai Saticolani sulla base delle fonti degli autori latini (T. Livio, Virgilio), dalle quali risulta che la città sannita aveva i suoi confini a Nord con Capua, a Est con Caudium, a Ovest con i territori campani; la ricostruzione del territorio amministrativo di Sant' Agata de' Goti in epoca borbonica, e la ricostruzione mappale dell'antica Diocesi (980 circa; e a tale proposito va ricordato che per prassi consolidata ereditata dal Diritto pubblico romano la Chiesa tendeva a sovrapporre l'amministrazione religiosa a quella civica), se ne deduce visivamente che il territorio di Sant'Agata de' Goti va a ricoprire pari pari il territorio dell'antica Saticula.

Stabilita una lettura corretta del racconto liviano, sembra che l'Agrum Saticulanum corrisponda effettivamente al territorio di Sant' Agata de' Goti. Comunque, dopo la definitiva sconfitta dei Sanniti (293 a.C.) Saticula, o piuttosto il suo territorio se è vero che l' antica città venne rasa al suolo, ospitava una colonia romana, di cui resta testimonianza una lapide (42-39 a.C.), inserita nell' atrio del Duomo di Sant' Agata, dedicata a C. Ottaviano Augusto.

Da questo momento Saticula sparisce dalle carte geografiche e dalla storia antica, e di essa non si rinviene più menzione; si perderà anche la memoria storica del suo luogo di edificazione, e di essa rimarrà solo una labile ma persistente memoria locale. È rimasto però tra Sant' Agata de' Goti e Presta (probabilmente l'antica Plistia), sua frazione, un lungo campo archeologico arato abbondantemente (e spesso fraudolentemente) nel sec. XVII e XVIII, ma anche più recentemente durante gli scavi per la posa del metanodotto, ma dei reperti di cui all'epoca si è favoleggiato non è rimasta traccia localmente. Dopo la distruzione dell'antica città, e durante il periodo della colonizzazione romana, gli antichi abitatori di Saticula si dispersero nel territorio, fondando vari centri abitati sulla base dell' appartenenza parentale: di questa occorrenza è rimasta testimonianza nella ricorrenza toponomastica e nella cognominanza prevalente nell'area della sua fondazione.

Alla tarda antichità (forse addirittura già al III secolo) risale lo stabilimento di una sede vescovile presso la comunità di cristiani di questi luoghi. La sede fu poi rimossa quando vi si stabilì la colonia di Goti ariani.

Medioevo

L'origine dell'attuale toponimo non è del tutto certa, ma si deve ritenere che sia legata al culto della martire catanese Agata, cui erano devoti quei Goti che, sconfitti e cacciati da Napoli nel 553, in questo luogo si trasferirono e vi fondarono una colonia. Va però anche ricordato che i Goti ariani erano presenti in numero notevole in tutto il Sannio, ed erano devoti a Maria Vergine e all' Assunta, agli Apostoli Pietro e Paolo, al cui culto sono dedicate rispettivamente il Duomo e la chiesa di San Pietro in località prossima al centro cittadino.

Stando alla ricostruzione di alcuni studiosi, il culto locale alla santa siciliana, di cui una reliquia (un dito) è conservata nel Duomo, deriva più probabilmente da Capua, dove era stato introdotto da San Germano. Due chiese furono erette al culto della martire Agata tra il secolo VI e VII: Sant' Agata de Marenis e Sant'Agata Sopraporta, entrambe distrutte e mai più ricostruite. E' così molto probabile che proprio queste chiese abbiano trasmesso il proprio nome all'intero centro antico, con l'estensione dei Goti a significarne l'attribuzione dell'edificazione.

Tuttavia, è anche da prendere in considerazione che la trascrizione del toponimo possa avere subito modifiche estemporanee e approssimative. In molti documenti ufficiali la trascrizione latina tramanda il toponimo "Sanctae Agathae Gothorum", in cui il riferimento ai Goti è senza alcun dubbio certo. Significativo poi è il plurale Sanctae Agathae, in riferimento evidentemente proprio alle due chiese.

I Longobardi portarono a termine l'occupazione del Principato Ultra (le provincie di Avellino e Benevento) tra il 570 e il 625, installandosi nei siti gotici superstiti delle distruzioni belliche che avevano conservato una sia pur minima struttura urbana, fra cui Benevento e Sant'Agata de' Goti. Difatti, già dall' inizio del VII secolo la città rientrava nel Ducato di Benevento, un cui duca, Radoaldo (deceduto nel 647) sarebbe stato tumulato con la sua famiglia nella chiesa di Sant'Agata de Marenis: ne sarebbe rimasta testimonianza in una lapide funeraria che vi si sarebbe conservata fino al XVIII secolo e poi sparita dalla cittadina. Se si trattasse dello stesso Radoaldo, allora questi potrebbe essere stato prima conte di Sant'Agata, e in tale veste salvato dall'intervento di Bertario abate di Montecassino presso l'imperatore Ludovico. Tale circostanza, e i resti di un Monastero benedettino, farebbero pensare che la città sia anche entrata per qualche tempo nell'influenza di Montecassino.

Le due chiese dedicate a sant'Agata, di culto ariano, non vennero più ricostruite probabilmente perché si era già in fase di pieno recupero del potere temporale della Chiesa Cattolica e del Papa. Dai Goti in poi, il periodo cioè al quale generalmente risale la fondazione di Sant' Agata, la città visse di tutte le vicende storiche delle varie ondate migratorie dei popoli nordeuropei, e ne subì i repentini e selvaggi passaggi di mano, gli avvicendamenti di dominio nonché improvvidi trasferimenti di casato.

Della presenza dei Goti a Sant' Agata non è rimasta pressoché traccia, se non qualche reperto architettonico riutilizzato nell'edificazione delle chiese cittadine. Qualcosa di più è rimasta del dominio longobardo nel Ducato di Benevento di cui Sant'Agata faceva parte: da uno scritto di E. Berteaux si legge che "una delle colonne della porta è appoggiata sopra un largo capitello capovolto, decorato di losanghe tagliate a faccette, che può essere un avanzo dell'edificio longobardo", e poi "un capitello a forma di canestra con due ordini di strisce incurvate alla parte superiore può essere appartenuto anch' esso alla chiesa longobarda". Elementi di architettura longobarda sono stati rinvenuti recentemente anche nei lavori di ristrutturazione della chiesa di Sant' Angelo de Munculanis, come colonne e capitelli di gusto chiaramente longobardo.

Sull'odierno sito di Sant'Agata de' Goti non si sono trovate tracce di interesse archeologico databili allepoca romana o preromana; per cui è da ritenere che il luogo abbia cominciato a diventare un centro intensamente abitato nella fase avanzata della discesa dei popoli nordici in Italia (intorno al VII-VIII secolo), e l' urbanizzazione dovette avvenire in tempi abbastanza rapidi a causa dell'urgenza della sicurezza della popolazione locale. Difatti, già nel secolo XI risulta edificato in gran parte il Castello ed edificata la chiesa di S. Menna. Questa, eretta su colonne di marmo con capitelli di gusto altomedioevale, pavimento musivo cosmatesco di pregevolissima fattura mostra una più raffinata esecuzione architettonica e stilistica, per cui si sospetta una preesistenza di edificio di culto antecedente: la chiesa fu poi consacrata dal Papa Pasquale II durante il passaggio per Sant'Agata in visita pastorale a Benevento, nel 1110. Evidentemente, in tale periodo era ancora in costruzione la Chiesa Cattedrale, dedicata a SS. Maria Vergine Assunta, più volte nei secoli rifabbricata e ristrutturata, perdendo nelle calamità dei terremoti colonne, pavimento e arredi originari. Molti degli elementi architettonici sia della chiesa di S. Menna che del Duomo, come peraltro delle altre chiese cittadine, sono di riutilizzo da fabbricati precedenti, forse di chiese più antiche, se non di templi pagani.

Delle molte chiese edificate a partire dal VII-VIII secolo sono rimaste al culto quattro-cinque; diverse andarono distrutte e mai più ricostruite; un paio sono state sconsacrate e dedicate a funzioni museali ed espositive. Tra il XII e il XIII secolo, vi fu a Sant'Agata un fervore di culto religioso straordinario, che favorì l' edificazione di molte altre chiese, cappelle e l' insediamento di Ordini Religiosi, con i loro Monasteri, come l' Ordine francescano e l' Ordine dei Redentoristi, di Sant' Alfonso Maria de' Liguori (vescovo dal 1762 al 1775). Che fu grande vescovo della Diocesi di Sant' Agata, dottore della Chiesa, e trasformò la Città in un piccolo grande centro di attività religiose.

Feudalità

Nel periodo tra il X e XII secolo una nuova organizzazione sociale, basata sulla signoria fondiaria, e la riorganizzazione pastorale-amministrativa della Chiesa (diocesi e parrocchie) portò all'incastellamento. Questi due processi andarono avanti di pari passo. E' più o meno il periodo in cui cominciarono le autonomie locali, e in questo spirito venne edificato anche a Sant'Agata il Castello: una mastodontica struttura che ha sfidato il tempo e i terremoti. All' origine, il Castello santagatese era circondato di quattro torri di difesa poste agli angoli, ma fu concepito eminentemente per assolvere alle nuove funzioni amministrative e giuridiche del feudo, nonché a residenza del signore. Una piccola reggia feudale. Nel frattempo, il Principato di Benevento fu smembrato in Contee e Gastaldati (IX secolo). Così, Sant' Agata de' Goti uscì dall' influenza di Benevento (tranne che per la nomina dei vescovi) e dopo un periodo di relativa stabilità subì la sorte di passare di mano in continuazione, a seconda delle convenienze di questo o quel feudatario. La città venne presa dai Longobardi, poi fu concquistata dall' Imperatore Ludovico II (886), poi passò ai Normanni, al Papa Gregorio IX. Appartenne a Bartolomeo Siginulfo, conte di Caserta e al provenzale Isnard de Pontèves. Nel 1038 vi si rifugiò Pandolfo IV di Capua assieme al vescovo Basilio di Montecassino, per sfuggire a Corrado II, e aiutato poi dai Bizantini vi si difese per nove anni. Conti normanni, storicamente noti, sono il primo Rainulfo, Roberto, ricordato nel portale della chiesa di San Menna, e Rainulfo di Alife. Nel XIII secolo, influente feudatario di Sant' Agata fu Malgerio Sorel. Nel 1343 fu concessa a Ludovico d'Artus, figlio naturale di Roberto III d'Artois: il suo sarcofago di marmo artisticamente rifinito si può vedere nella chiesa di S. Francesco. Dal 1400 in poi appartenne a varie famiglie feudali, tra cui gli Aquaviva, ai Cosso, al Duca di Maddaloni Marzio Carafa, che la tenne fino all' eversione dalla feudalità (1806) con le leggi di G. Murat.

Del periodo feudale, i secoli '400 e '700 furono particolarmente fervidi di attività urbanistica, di recupero di chiese e cappelle, di fondazione di monasteri; e inoltre furono i secoli in cui maggiormente si esplicò una intensa e in qualche caso originaria esposizione artistica, rivolta soprattutto al decoro delle molte chiese cittadine e delle frazioni.

Età moderna

Nel Regno di Napoli la feudalità ebbe termine ufficialmente nel 1806, quando Il re G. Murat emanò le famose leggi di eversione dal sistema feudale, leggi peraltro mai abolite nemmeno al ristabilimento in Europa dell'assolutismo e del reinsediamento delle vecchie dinastie monarchiche (1815). Finì quindi l' epoca dell'organizzazione socio-economica fondata sulla feudalità ereditaria e ci si avviò alla spartizione selvaggia delle terre, il cui possesso verrà poi progressivamente regolato da leggi proprietarie. In quel periodo signori di Sant' Agata erano i Carafa di Maddaloni, fra i maggiori feudatari del Regno, che commissionarono degli affreschi nel Castello, forse a T. Giaquinto.

Le leggi antifeudali del Murat ricalcavano e attualizzavano lo schema politico del conservatorismo sociale di Napoleone, orientato al rafforzamento dei ceti proprietari terrieri, istintivamente portati al moderatismo, anche estremo. Il feudo di Sant' Agata venne smembrato e finì in proprietà, e in non pochi casi in appropriazione selvaggia, di famiglie più o meno nobili, o della borghesia forense; anche nelle campagne si affermò un vasto ceto di piccoli e medi proprietari terrieri. In questo quadro, a Sant' Agata si andò formando una stratificazione sociale politicamente imperniata sulla grande-media proprietà. Dei restanti, tutti quelli che non si fecero preti o sacrestani, finirono braccianti o cantinieri.

Tale era la situazione sociale di questa città alla vigilia dell'Unità d'Italia. Nel Regno di Napoli il regime dei Borboni barcollava da tutte le parti, ma si opponeva pervicacemente a qualunque proposta di unificazione nazionale. Si capì allora che solo attraverso l' abbattimento della dinastia borbonica si sarebbe arrivati all'unità nazionale e al superamento dei limiti di sviluppo del Meridione. A ciò lavorava da tempo la borghesia rivoluzionaria di Napoli e del Regno, in combutta con i Savoia. In tutta la Valle Caudina, oltre che a Benevento, si andarono formando comitati insurrezionali, alla cui organizzazione politica e paramilitare si distinse Giuseppe De Marco, nome non nuovo anche a Sant' Agata. E stranamente, proprio a Sant' Agata, che pure era uno dei centri più importanti della zona, non si riuscì ad organizzare alcun comitato rivoluzionario, benché qualcuno vi lavorasse e i sacerdoti del basso clero nascostamente vi simpatizzassero. Si fecero notare elementi che misero in atto gesti apertamente filoborbonici e antirivoluzionari.
Dopo l'unificazione italiana (1861) Benevento diventò provincia dell'Italia unita, e Sant' Agata entrò nella nuova provincia non senza polemiche e contrasti, e presumibilmente contropartite. Al familismo dei baroni si sostituì il familismo dei signori, che mai hanno dato molto a questo paese ma sempre hanno tolto qualcosa. Dopo di che, Sant' Agata entrò in un lungo tunnel di povertà, emarginazione geografica e politica, ma assolvendo al suo destino di servire con i suoi voti il potere politico beneventano attraverso la mediazione interessata proprio dei suoi signori di tutti i colori.

Prima di passare alla nuova Provincia di Benevento (1861), Sant' Agata faceva parte di Terra di Lavoro, regione storico-geografica dell'Italia preunitaria.

Nel corso dei secoli eventi catastrofici, quali terremoti (terribile quello del 5 novembre 1456 che la rovinò tutta), incendi, e pestilenze (il paese fu spopolato quasi per intero dalla peste del 1656) distrussero più volte l' antico centro storico alto-medievale di Sant' Agata, danneggiando gravemente il patrimonio documentale e testimoniale della città, sicché adesso risulta difficile e precaria la ricostruzione di alcuni periodi della sua storia. Alla distruzione e consunzione naturale si aggiunse poi l' opera distruttiva di speculatori di rovine postsismiche e, nell' estesa area archeologica dei dintorni, di scavatori di tombe più o meno clandestini, che ha sconvolto un' antica necropoli e siti di non ancora valutabile valore storico.

Origine del nome

Sull'attuale nome della città sono due le teorie più accreditate. Secondo una prima teoria l'attuale nome di Sant'Agata de' Goti risalirebbe al VI secolo d.C., allorché i Goti, sconfitti nel 553 d.C. nella battaglia del Vesuvio, ottennero di rimanere nei territori come sudditi dell'Impero, una colonia si sarebbe stabilita in questo territorio, fondando l'attuale città. Tale teoria non è però suffragata da nessuna testimonianza scritta. Una seconda teoria invece sostiene che S. Agata debba l'appellativo de' Goti ai De Goth. Nel 1313 d.C. Roberto d'Angiò concesse il feudo di S. Agata alla famiglia guascona dei De Goth. Ed è solo dopo l'esperienza dei De Goth che compare per la prima volta, nel 1502, il toponimo Sant'Agatae de Goctis. A questo bisognerebbe aggiungere che dato il persistere delle due terminologie, e dato che il termine comune rimane "Sant'Agata", si possa essere verificata una crasi, o una fusione. Però, sicuramente i Goti veneravano la martire cristiana Agata, e avevano edificato in sua devozione le chiese di Sant' Agata de Marenis e Sant' Agata Sopraporta, da cui prende origine il nome di questa città.

Riflessioni Storiografiche

In più di uno studioso di cose storiche santagatesi si coglie un pregiudizio sull' origine della fondazione di questa città, secondo cui Sant'Agata sarebbe stata fondata da Racimere nel 470, oppure sarebbe la continuazione dell'antica Saticola. Ma è chiaro che una cosa non esclude l' altra, se non altro per un fatto cronologico.
Sulle rovine di Saticola, riconoscendone forse l' importanza strategica, e soprattutto la ricchezza naturale, le infrastrutture civiche e viarie del sito, si andò ad impiantare una colonia romana, già qualche secolo dopo, a suggello della definitiva vittoria sui Sanniti e come testa di ponte dell' espansionismo di Roma. Solo mezzo millennio dopo si installò sul sito attuale la colonia dei Goti. Perciò, non sembra azzardato sostenere che tra il luogo dell'antica Saticola e il luogo storico di Sant' Agata ci sia un filo di continuità più che semplicemente geografico. L' antica etnia sannitica, attraverso la mediazione romana, e la "barbara" etnia gota col tempo si amalgamarono, ma fra i santagatesi di città e i santagatesi di campagna è sempre persistito un sospetto confronto "etnico", sfruttato peraltro scrupolosamente dai politicanti locali.

Delle vestigia romaniche recuperate da edifici precedenti e riutilizzate nella costruzione o ricostruzione delle chiese e dei campanili in epoca medievale (basti pensare all'imponenza delle colonne dell' atrio del duomo), non è pensabile che datino all'epoca della fondazione del centro storico di Sant' Agata. Sono certamente ascrivibili ad epoca romana. Ma, poiché nella città non si sono rinvenute fondamenta di edifici databili ad epoca romana, si deve dedurre che tali elementi vi siano stati trasportati da un luogo prossimo: forse proprio dal luogo dove andò ad installarsi la colonia romana di Ottaviano (42-39 a.C.). Ora, date le circostanze storiche e ambientali, è difficile pensare che la colonia romana andasse ad installarsi in un luogo all'epoca sprovvisto di infrastrutture civiche e condizioni ambientali adatte. Si deve essere installata dove preesistevano tali condizioni e infrastrutture: sorgenti d' acqua, fiume, boschi, vie. E questo luogo non poteva che essere l' antica città distrutta Saticola. E' da presumere che l'atrio del Duomo sia stato smontato dal suo suolo originario e ricostruito, assieme alla famosa lapide di Ottaviano, sull'attuale sito, e adattato a tempio cristiano, come la Chiesa ha sempre fatto. E ciò vale per tutte le altre vestigia romaniche, come ad esempio le bifore del campanile di S. Angelo in Munculanis.

Monumenti e Chiese

L' unicità e il fascino di questa città è nel rappresentare un modello di struttura urbanistica che mentre ha conservato pressocché integralmente il suo nucleo storico, e di averne recuperato e ben conservato alcuni dei suoi monumenti più antichi, ha altresì sviluppato in maniera dignitosa i suoi quartieri di espansione, senza incorrere nelle brutture periferiche di altre situazioni urbane. Resterebbe però ancora molto da lavorare allo scopo di definire un profilo più consono di integrazione fra antico e moderno.

- Centro Storico- Può essere ritenuto a ragione un monumento a sé. La ristrettezza del luogo, e la geniale sapienza costruttiva ereditata dalle antiche civiltà, hanno trovato soluzioni urbanistiche ed architettoniche tanto razionali quanto paesaggisticamente incantevoli. Questa piccola città in miniatura, nei secoli della sua fondazione e ristrutturazione ha fagocitato la roccia tufacea sulla quale si è eretta, vi ha scavato e lavorato i materiali della sua costruzione e nelle cavità ha creato ambienti ad uso di abitazione e di servizio. Nella compattezza del tessuto urbano, dietro portoni e cancelli ha aperto cortili e giardini inaspettati per la loro intima bellezza e funzionalità ambientale. L' orditura del tessuto cittadino con il dedalo di vie e vicoli e piazze a misura d' uomo che si intrecciano a pié sospinto a comporre un arazzo vivente, ne fanno uno dei borghi, se non più bello, certamente più rappresentativo e simbolico del Medioevo campano

- Il Duomo- La sua fondazione risale al X secolo, al periodo cioè in cui Sant' Agata de' Goti ridivenne sede vescovile (970). E' stato più volte riedificato o ristrutturato in sèguito alle distruzioni sismiche, in cui è andata persa la maggior parte delle sue strutture architettoniche, come le colonne di marmo verde e il pavimento musivo, di cui rimane solo una porzione nel presbiterio. La cripta romanica, restaurata di recente, mostra elementi architettonici di riutilizzo da templi antecedenti, forse addirittura pagani. La facciata e l' atrio sono allineati all' asse stradale più che all'orientamento della chiesa, e sia l'una che l' altro sono costituiti di elementi architettonici di recupero: probabilmente sono le uniche strutture originarie, rimaste indenni attraverso i secoli e i terremoti. In realtà, l'atrio è sempre stato sentito e usato dalla cittadinanza come una struttura civica piuttosto che come pronao di luogo sacro.

- S.Menna- E' la chiesa più antica di Sant'Agata (X secolo), ubicata di fronte al Castello ma orientata longitudinalmente con l' abside a nord. Fu costruita per ordine del conte normanno Roberto figlio di Rainulfo e fu consacrata nel settembre del 1114 da papa Pasquale II in passaggio per visita pastorale a Benevento. Tale circostanza si rileva da una lapide esistente all'ingresso della chiesa, nel lato destro. Fino al XVII secolo conteneva le reliquie di S. Menna, S. Brizio e S. Socio, spostate nel Duomo. La chiesa ha un atrio con accesso laterale, all'interno tre navate su due file di colonne, e pavimento a mosaico cosmatesco, fra i più antichi dell'Italia meridionale, anteriore di pochi anni a quello conservato nel coro di S. Nicolò di Bari. Un' iscrizione marmorea a caratteri bizantini inserita nel pavimento è databile al VI secolo e darebbe corpo all'ipotesi di una preesistenza di edificio religioso del tardo antico. L'archivolto della porta è lavorato a fogliame rigido e porta alle due estremità due testine di leoni ed è del tutto simile a quello esistente nel portico del Duomo. L'architettura della Chiesa è identica a quella di certe chiese del Veneto di Grado e di Aquilea e questo si spiega con l'occupazione di S.Agata da parte dei Goti.

- Il Castello- Originariamente pensato come fortezza militare, in sèguito venne adattato a Palazzo Ducale, dimora patronale e sede di giurisdizione quando Sant' Agata de' Goti divenne centro regio di giurisdizione. Fu fatto costruire dal conte Roberto figlio di Rainulfo conte di Alife, poi duca di Puglia. E' stato abitato dai principi della Real Casa di Artois di Francia, dagli Acquaviva, dai Della Ratta, dai Carafa ed era dimora preferita dai baroni dei luoghi circonvicini che vi si trattenevano buona parte dell'anno. Dalla parte orientale era collegato ad un grande parco (la zona conserva tuttora tale nome), dove i signori andavano a caccia. E' sovrastato da una collina che conserva l'antico nome di Guardia, da dove si poteva dominare il piano sottostante e tenere sotto controllo le mosse dei nemici che si avvicinavano alla fortezza. Esteriormente presenta un aspetto tozzo, e in origine si suppone fosse munito di quattro torri angolari, di cui resta una adibita a carcere mandamentale fino a pochi decenni addietro. Sorprende di questa torre ex-carceraria la compattezza e finitezza stilistica; è sicuramente di epoca posteriore al Castello, catalana o aragonese (XV secolo). Si presume che le altre torri siano state spianate per liberare spazio in un luogo già angusto. Lasciato per secoli all' abbandono per la parte di spettanza comunale, e per l' altra parte al capriccio "architettonico" di famiglie proprietarie, conserva sale e saloni affrescati con bella mano. Era anche dotato di cappella palatina interna e di una chiesa comitale esterna dedicata a S. Menna. Per essere plurisecolare, risulta in sempiterna ristrutturazione. Uno degli ultimi proprietari fu l'avv. Goffredo Viscardi.

- Palazzo e Chiesa S.Francesco- Il complesso ex-monastico di San Francesco data al 1282 la sua fondazione. Da molto tempo sono rispettivamente sede del Municipio e area espositiva culturale. All' interno della già chiesa di S. Francesco c'è il famoso sarcofago di Ludovico Artus, conte di Sant' Agata nel XIV secolo. Fino a qualche decennio fa, nell'armadio della sacrestia era malamente conservata una mummia, forse dello stesso povero conte, tolta dal suo sarcofago e non più rimessa a posto. Notevole è anche il soffitto a cassettoni del '700.

- La chiesa dell' Annunziata- E' l' nica chiesa di impianto architettonico gotico (1200), con innesti posteriori di gusto rinascimentale, come la facciata e il bel portale. All' interno vi si possono ammirare affreschi gotici originali come il Giudizio Finale, di incerta datazione e di ancora più incerta ispirazione stilistica (forse del XV secolo); e altri affreschi (Giovanni di Perole?), dai tratti leggeri e più chiaramente di stile rinascimentale (1400). Al XV secolo risale lo splendido dittico di Angiolillo Arcuccio l' Annunciazione, montato all' interno di un' altrettanto splendida cornice con predella recante la figura di Cristo e degli Apostoli. Moderne sono invece le belle vetrate di Bruno Cassinari (1977).

Molte altre testimonianze e vestigia della sua storica originalità sono visibili nel denso tessuto delle sue vie e vicoli, nonché nel suo vasto comprensorio, esteso più di quello dello stesso capoluogo Benevento. Esse sono costituite degli innumerevoli frammenti incastonati nei palazzi signorili e case comuni, oltre che nei vari edifici pubblici. Altre rovine, come ad esempio quelle di un antichissimo monastero benedettino, si trovano nei pressi immediati del centro storico.

Archeologia

Il territorio di Sant' Agata de' Goti è in larga parte interessato da ritrovamenti archeologici fin dal 1700, quando eminenti e appassionati studiosi locali, già sensibili allo spirito e alla cultura del classicismo, volsero lo sguardo al passato storico di questo paese. Fra i primi che si dedicarono a squarciare il velo che teneva nascosta la notevole e per molti versi magnifica antichità di Sant' Agata, dopo il Parrino e il Giustiniani, furono Matteo Egizio, Fileno Rainone e F. Viparelli. Le ricerche storiografiche e archeologiche di questi studiosi, condotte con scrupolosa competenza soprattutto filologica, fornirono materiale ampio e decisivo per la ricostruzione storica e culturale delle antiche civiltà meridionali delle zone appenniniche a quegli studiosi europei (in primo luogo tedeschi e inglesi), affascinati dalla storia e dalla civiltà classica dell' Impero Romano, fra cui Theodor Mommsen.

- Le aree più fertili in fatto di giacimenti archeologici sono da sempre la località di Presta e quella di Faggiano-Cotugni. I primi ritrovamenti di una certa importanza furono fatti in località Presta (antica Plistia?) in sèguito a scavi condotti forse con una certa dose di artigianalità, ma con indubbia ed efficace sistematicità. Tali ritrovamenti andarono a costituire una riserva di reperti davvero significativa dal punto di vista storico ed artistico: la Collezione Rainone. Anche più recentemente (anni 1980), durante gli scavi per la posa del metanodotto, si fecero dei rinvenimenti (si disse addirittura favolosi), di cui si è persa traccia e memoria. In questa località è emersa una necropoli, probabilmente romana: normalmente si pensa che dove viene alla luce una necropoli nei suoi pressi deve esserci stata una città abbastanza evoluta, e quindi interessante da un punto di vista storico, culturale, nonché archeologico.

- L' area di Faggiano-Cotugni-S.Pietro, da un punto di vista archeologico è probabilmente ancora più interessante e complessa di Presta, perché qui sembrano più chiaramente essersi succedute e stratificate nei millenni diverse civiltà antiche: già dragata abusivamente da mani rapaci, ha dato alla luce in sèguito a scavi occasionali, oltre a vasellame, anche reperti di bronzo, che sarebbe una grandissima novità per l' intera area archeologica di Sant' Agata. E anche in questa località è emersa una necropoli ancora da definire nella sua estensione e importanza.

La valle degli orti e dei mulini

Il fiume Isclero scorre in un profondo vallone che in territorio santagatese si allarga a formare una valle edenica. Lungo questa piccola via d' acqua si andò formando fin dalla più remota antichità un sistema eco-economico integrato di produzione orticola intensa; di molitura delle granaglie in mulini ad acqua alimentati dal fiume; e inoltre di produzione di vasellame d' uso comune, la cui materia prima era fornita dall' argilla di Piana del Mondo. Gli antichi abitatori della valle dell' Isclero fondarono con sapienza e preveggenza una città evoluta, e ritenuta insigne ancora prima della fondazione di Roma. Di questa civiltà minore, ma non minima, restano le vestigie sparse un po' dapperttutto: i mulini diroccati e gli orti sparsi fra un macello abbandonato e un depuratore mal-funzionante, o piuttosto mai-funzionante, a insegna dell' insipienza dei moderni.




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